Bitcoin che supera i 40.000$, non si parla che di questo negli ultimi giorni. C’è chi esulta, c’è chi rosica e poi ci sono i cari vecchi Marco e Luca, ai quali, come al solito, non importa un beneamato…

Battute a parte, il mondo delle criptovalute suscita sempre grandi discussioni, soprattutto in giorni come questi, di fronte a movimenti dei prezzi a dir poco eccezionali.

Ecco allora che, nei moderni “salotti letterari”, ovvero i social, si scatena l’inferno: ci sono i ciechi credenti nella Blockchain; ci sono quelli che hanno comprato il Bitcoin quando valeva pochi dollari e ora sono milionari; ci sono quelli che per principio snobbano questo settore etichettandolo come una bolla (che poi mi piacerebbe sapere con precisione la definizione di “bolla”, in quanto, ogni tanto, mi sembra che questa calzi a qualunque cosa, compresa la vita stessa…); altri ancora si disperano per aver perso l’occasione della vita e bla bla bla.

Tutti ardenti sostenitori della proprio idea, tutti che pontificano, nessuno che ascolta davvero quanto sostenuto dall’altro per provare, dico solo provare, ad intavolare una discussione che si differenzi da quelle tipiche delle tifoserie calcistiche.

Stranamente, a queste bagarre non partecipano mai quelli che davvero hanno studiato il fenomeno, che comprendono i fondamentali dietro questo mercato e sviluppano una loro idea (giusta o sbagliata) che prescinde dal semplice “eh, fa +100% in pochi giorni”. E scrivo con cognizione di causa, visto che un paio di questi signori li conosco personalmente.

Fatta questa premessa, io non mi sono mai interessato al mondo delle Criptovalute; ho letto qualche approfondimento, ma sinceramente non ho mai avuto il tempo e soprattutto le capacità intellettuali per comprenderlo bene. D’altra parte sono un semplice trader, se fossi furbo avrei fatto un altro mestiere…

Ma tornando appunto al mio mestiere, il trader, magari e lo scrivo in punta di dita, c’è anche un’altra possibilità con cui approcciare le cripto.

Il punto di vista del trader sistematico

Detto tra noi, a me non importa come viene creato il Bitcoin, da dove viene e dove andrà. Come scritto prima, non lo so e non voglio saperlo. Quello che però è innegabile, è l’estrema volatilità dello strumento; e dove c’è volatilità ci può essere un vantaggio; e dove c’è un vantaggio, il trader drizza le antenne.

In particolare Luca Ronzan, il trader con le antenne più dritte che conosca, un giorno qualunque dell’anno scorso, mi scrisse su Skype: “perchè non buttiamo un occhio al Bitcoin?” “O Signur“, pensai io, “ci mancano le cripto!“.

Le sue motivazioni, tuttavia mi convinsero: l’intento era quello di testare uno strumento estremamente decorrlato con gli assets che compongono i nostri portafogli; cercare quindi di aggiungere un ulteriore diversificazione al nostro parco trading systems, non certo puntare al colpo della vita.

Inoltre la tipologia di algoritmi che è maggiormente nelle nostre corde è quella trend following. Come il lettore sicuramente saprà, questo tipo di strategie ha un percent profitable molto basso (ben al di sotto del 50%), ma un alto rapporto tra operazione media vincente e perdente: detto in termini più volgari, approcci di questo tipo generano un maggior numero di operazioni perdenti, ma il risultato delle poche vincenti è molto elevato e ripaga con gli interessi gli stop subiti.

Sulla carta il Bitcoin sembra lo strumento perfetto, in quanto dotato di una fortissima volatilità direzionale: dalle fasi laterali si esce con movimenti esplosivi in grado di soddisfare l’approccio trend following.

Ovviamente palesai subito il problema di come poi tradare, in reale, la criptovaluta, di come modulare la size, di dove trovare i dati e come automatizzare l’eventuale strategia. Anche qui Luca, come al solito, mi convinse con il suo approccio basic, pratico ed efficiente: proviamo prima a vedere se qualcuna delle nostre logiche funziona, senza tanti arrovellamenti e poi facciamo tutti gli approfondimenti del caso. Per la serie, non mettiamo il carro davanti ai buoi.

Detto fatto: la cosa più semplice da fare era analizzare il grafico del future sul Bitcoin (ticker BTC), quotato sul mercato CME. Siamo d’accordo che si tratta di un future giovane, introdotto a fine 2017, con poco storico; ma in questa primissima fase, prima di investire in dati di qualità con più ampio storico, volevamo solo indagare la rispondenza dello strumento alle nostre logiche.

Quando approcciamo un nuovo strumento, soprattutto se aperto 23 al giorno (in realtà il Bicoin scambia 24/24 ore, 7 giorni su 7, il future no) e con una forte volatilità, siamo soliti analizzarlo in due modi:

  • Utilizziamo un time frame di 15 minuti, a prescindere dalla logica temporale del sistema.
    Riteniamo infatti che questo intervallo temporale sia la giusta via di mezzo per individuare segnali. Ovviamente è una scelta personale, c’è a chi piace la mezz’ora, chi l’ora, chi i cinque minuti; a noi garba il quarto d’ora.
  • Creiamo una custom session tarata sulla sessione borsistica del mercato azionario italiano, quindi una sessione 9-17:30 local time. Questa soluzione nasce da una nostra esigenza precisa, ovvero quello di non avere ordini in macchina durante la notte, quando preferiamo dormire e non preoccuparci di eventuali disconnessioni o inconvenienti tecnici. Qualcuno potrà obbiettare che, se il sistema va overnight, ci si espone a rischi di gap mattutini contro la posizione, quindi si dormire tranquilli ma si rischia di svegliarsi col mal di testa.
    Questo in realtà è un non problema, in quanto con la giusta modulazione della size e il giusto equilibrio di pesi del portafoglio, il mal di testa mattutino è quasi sempre scongiurato.
    Partendo da questa nostra idea, abbiamo in realtà poi notato che in quelle fasce orarie, a prescindere dai fusi orari degli strumenti, spesso si concentrano i volumi e i movimenti migliori, o che comunque rispondono bene alle nostre logiche. Si veda ad esempio le principali commodities, informazione questa che regalo volentieri al lettore.

Impostato il time frame e creata la custom session su grafico del future continuo rettificato (@BTC, fonte dati TradeStation), abbiamo poi applicato una delle nostre logiche più vecchie, quella che per noi è quasi una sorta di codice screening per testare la natura trend following di uno strumento. Si tratta di un sistema che calcola, partendo dalle barre del grafico, due livelli di volatilità, i quali generano segnali di ingresso e di uscita: si apre una posizione long al superamento della banda superiore; si chiude l’operazione alla violazione della banda inferiore. Nessun altro filtro o stop loss. Un trend following puro e semplice. Cinque righe di codice.

L’equity line del sistema (figura sottostante), ricavata applicando il codice in MultiChars, nonostante il poco storico, ci conferma sostanzialmente quello che già sapevamo: il Bitcoin ha un’anima trend following che si può sfruttare.

Altra cosa che emerge andando ad analizzare le operazioni ed osservando il grafico è che la logica non solo riesce a catturare puntualmente i movimenti rialzisti, ma, si difende bene anche durante i repentini movimenti ribassisti: quando il mercato viene giù, il sistema non subisce perdite devastanti e soprattutto rimane flat in attesa del prossimo movimento. A dir la verità, questo fatto è anche facilitato dal sottostante, che mostra un notevole bias rialzista: lateralizza poco e predilige repentini e veloci crolli prima di riprendere la sua corsa rialzista.

Non ci siamo dilungati sui parametri come drawdown, profit factor o altro, in quanto non puntavamo alla realizzazione di un trading system finito, non era quello l’intento.

Bene, alla luce di questa primordiale analisi, valeva la pena proseguire gli studi. Urgeva dunque procurarsi uno storico di qualità per poter analizzare con maggior profondità la natura dello strumento.

Detto fatto, come vedremo nel prossimo articolo in cui sia arriverà a definire il nostro primo trading system sul Bitcoin.

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Lo studio dei mercati è un cammino senza un punto di arrivo: l’ingenuità degli esordi si arricchisce, prima di consapevolezza e conoscenza, poi di confusione e complessità. Solo il ritorno alla semplicità degli inizi, impreziosita dall’esperienza vissuta, consente di proseguire il percorso, consapevoli di non poter sapere mai del tutto cosa sia giusto fare, ma con la certezza di aver capito cosa sia sbagliato.

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