“Trading online fai da te” sui mercati finanziari: realtà, favole o favolacce?

Basta fare una banale ricerca su Google oppure navigare in un qualunque social network per venire sommersi da una moltitudine di annunci e video in cui, l’esperto di turno, promette e millanta le più redditizie performance, seguendo il proprio magico metodo.

L’obbiettivo è fare breccia in quell’innato desiderio di realizzazione e ricchezza che alberga dentro di noi.
Ed è incredibile come il primo istinto di una persona, che magari versa in qualche difficoltà economica o che magari vorrebbe migliorare la qualità della sua vita, sia quello di credere al sogno che ci sia un escamotage semplice, una scorciatoia per la ricchezza.
Perché alla fine si riduce tutto a questo: solleticare l’avidità dell’uomo…per un qualche problema ancestrale, ci è più facile credere alle favole che alla realtà, anche se queste si rivelano essere favolacce. D’altronde, chi non vorrebbe essere zio Paperone?!?

E fin qui nulla di nuovo.

La cosa interessante è come, nel corso degli anni, sia cambiato l’approccio dei vari guru nel solleticare la nostra sacrosanta avidità. Essendomi avvicinato al trading nei primissimi anni 2000, posso dire di averne viste, sentite e lette di tutti i colori…

Inizialmente si è partiti premendo sul pedale dell’acceleratore: grossi guadagni sbattuti in faccia alle persone, banalizzazione dell’approccio ai mercati, eliminazione delle barriere che il trading, come qualunque altro mestiere, presenta. Tutti possono fare trading e viverci, magari in qualche bel paradiso esotico, indipendentemente dal capitale posseduto. Anzi, ma chi se ne frega del capitale, ci vuole davvero poco per costruirsi una rendita con il trading!
Nel frattempo, a dare man forte a tutto questo circo mediatico, sono arrivati svariati strumenti finanziari con un’insita leva finanziaria elevata, e fantomatici broker con margini richiesti sempre più bassi. Perché chiunque, ripeto, chiunque, deve aver la possibilità di salire sul carrozzone, mica si può rinunciare alla ricchezza! E non importa se queste sono solo favolacce!

Et voilà: eventi sold out, corsi di formazione venduti a prezzi esorbitanti, esibizioni di trading in diretta da far girare la testa (già perché mica interessa se vengono utilizzati due conti, in modo che uno copra le perdite dell’altro o se addirittura i conti siano demo), tecniche di trading sempre più fantasiose, call center specializzati che chiamano a tutte le ore, buchi sui conti, risparmi bruciati, qualche denuncia penale per gestione abusiva…

Attenzione: non dico che tutti siano dei truffatori, eh! I furbacchioni son sempre esistiti, in qualunque campo. Il problema è che anche persone perbene, serie e preparate, pur spiegando tecniche di trading apprezzabili, han finito per contribuire a diffondere il messaggio fuorviante: il trading è per tutti, si può fare.

In questo settore non esiste memoria storica: chi perde i suoi soldi svanisce nell’oblio, pronto per essere sostituito da un nuovo aspirante trader; chi millanta il sogno del trading, anche se sbaglia, trova sempre un modo per riciclarsi.

Tuttavia, negli ultimi anni, qualcosa è cambiato.

Favolacce – Parte Seconda

Esistono sempre i numeri 1 pronti ad elargire, con grande generosità, i loro segreti vincenti. Non penso che scompariranno mai. Tuttavia, si è anche assistito alla nascita di nuovi guri, i guru umili e giudiziosi: il guru 2.0.

Costui non ci solletica più esaltando le sue performance, al contrario, ha un approccio opposto: ci mette in guardia dai guru 1.0, ci spiega bene che il trading è difficile, che non è per tutti, che occorre porre l’attenzione più sulla gestione del rischio che sui guadagni; insiste che le cose complicate servono solo a confondere, mentre con la semplicità si arriva lontano. Ma attenzione, il trading è difficile, ci vuole sudore e fatica, ci vuole metodo, costanza e pazienza.

Il guru 2.0 solitamente è meno concitato del suo collega 1.0: parla in maniera calma e suadente, gesticola molto (non so come mai, ma gesticola sempre, dev’essere un marchio di fabbrica), non si pone più su un piedistallo, ma sul nostro livello: lui è uno di noi. Anche lui è partito spinto dall’avarizia, anche lui ha commesso errori affidandosi a persone sbagliate, ma alla fine ce l’ha fatta, ha imparato e ora vuole aiutare gli altri come lui.

Ed è qui che succede qualcosa di fantastico: il guru 2.0 riesce a guadagnarsi la nostra fiducia grazie al suo atteggiamento misto tra giornalista di Report che sbugiarda i truffaldini e parroco di campagna che ti dice la verità creando empatia.

Il messaggio diventa quindi: “il trading è difficile, lascia perdere, dedicati ad altro. Però, però…io ti ho avvertito, ma se vuoi perseverare, allora, ti mostro io, la lunga ed impervia via verso la luce”.

La posta si è quindi alzata: non si stuzzica più solo l’atavica avidità umana; si gioca anche con la psicologia spiccia per cui più ti si dice che una cosa è difficile, che non fa per te, più ti viene voglia di farla. Semplice psicologia. Punto. Sono sempre favolacce.

I social network han poi fornito ai vari guru armi affinate e taglienti, soprattutto alle nuove leve. Si sa, le nuove generazioni sono quelle più “smanettone”.
Avete mai fatto caso all’età di queste persone illuminate: spesso sono dei giovanissimi e sono tutti lì a vantare un’esperienza pluridecennale: quindi conti alla mano, investono in Borsa da quando avevano 15 anni. Sarò sicuramente stato un tapino, ma io a 15 anni avevo tutt’altro per la testa…ero stupidamente in fissa con quella cosa che finisce con “no”…”la f _ _ _, no!”.

Comunque, alla fine, chi se ne frega se uno prima sostiene di far trading da un anno, il mese dopo da due e il mese dopo ancora da quindici…Tanto, come dicevo, in questo settore non c’è memoria….

Bellissimi poi, quei video sponsorizzati dove, il Baby Guru 2.0 ci parla, camminando ed indirettamente mostrando alle sue spalle una super casa con piscina, un’auto di lusso o un panorama esotico: “so che molti ti mostrano queste cose associate al trading per fuorviarti, ma IO ti dico che le cose non stanno così, non è quello che conta…”. Ok, grazie per l’onestà, però me le mostri lo stesso…

Et voilà, il carrozzone continua imperterrito il suo percorso, ce n’è per tutti i gusti:
sei un aspirante trader, aggressivo e spregiudicato: i guru 1.0 fanno per te; sei un aspirante trader prudente e giudizioso: rivolgiti al guru 2.0.

Nel mezzo, tifoseria da stadio tra chi sostiene una cosa e chi un’altra. In un modo o nell’altro sono tutti più bravi degli altri, tutti più performanti degli altri, han tutti l’azienda o il gruppo di formazione più grande d’Italia, del Mondo, della Galassia. E anche gli allievi guadagnano eh, nessuno perde mai un centesimo perché se il metodo che ci è stato insegnato non genera profitti, non è colpa del metodo, non si può mettere in discussione il guru (che era uno di noi e ce l’ha fatta), la colpa è nostra, non ci sono alternative. Per cui meglio non ammettere mai le perdite, altrimenti si fa la figura del fessacchiotto…

Che favolacce…

Ma alla fin fine, si guadagna qualcosa con il trading?

Personalmente non ricordo, come dicevo prima, non c’è memoria in questo settore. E in ogni caso, cosa volete, al massimo posso sempre tirar fuori la balla della diversificazione delle entrate, perché sono un trader imprenditore.

Il lettore più esigente potrebbe ribattere che si fa in fretta ad attaccare tutti, soprattutto avendo la coda di paglia, visto che io stesso feci formazione.

Ebbene sì, lo confesso. Con un amico e collega organizzai un corso di formazione che aveva la pretesa di renderti un trader sistematico, o almeno di mostrarti la strada. Realizzammo ben 4 edizioni.

Lo feci perché…ero in drawdown e volevo distrarmi dallo scrutare ogni santo giorno il saldo del conto corrente. Lo feci perché credo nel mio lavoro e ne sono appassionato e mi stimolava condividere quanto avevo imparato. Però lo feci a mio/nostro modo: fu un corso così onesto che il complimento più bello che ricevetti da un mio allievo fu: “ti ringrazio Marco, grazie a voi ho capito che il trading non fa per me! Grazie perché eviterò di perdere soldi provando a fare qualcosa di estremamente difficile ed aleatorio”.

Queste sì che sono soddisfazioni, altro che favolacce, ed infatti con questo trionfo decisi di chiudere la parentesi della formazione. Troppo impegnativo offrire un prodotto di qualità e soprattutto, dal momento che, va bene la gloria, ma ogni attività deve avere anche un giusto ritorno economico, troppo umilianti le tecniche di marketing necessarie per riempire le classi. Meglio tornare a dedicarsi al 100% a quello che ho sempre amato fare…E visto che mi piace parlare del mio lavoro, al massimo mi apro un blog dove parlare gratuitamente di quello che voglio, se ho tempo, insieme ad amici e colleghi e stimo.

Ora, giusto per non sembrare un disfattista totale: volutamente ho espresso alcuni miei pensieri in modo caricato, generalista ed estremo, tanto per rendere chiari i concetti. Ovviamente non si può far di tutta l’erba un fascio: fortunatamente ci sono anche professionisti seri e preparati, molti dei quali ho l’onore di considerare amici! Per fortuna.

“Chi sa, fa; chi non sa, insegna” è un’altra balla colossale che va a braccetto con quella di fare corsi per diversificare. Nessuno nasce imparato, io stesso continuo a formarmi. La verità assoluta non esiste.

Il problema sta nella scelta del formatore, soprattutto in tempi come questi dove il gestire bene i propri risparmi è imperativo: in banca non rendono niente, il risparmio gestito arranca, la liquidità sul conto viene tassata e allora si ha il dovere di far da sé…con il rischio di cadere nella rete dei guru.

Purtroppo, io risposte certe non ne ho. Il consiglio, se dovessi giungere ad una conclusione di tutto questo sproloquio, è: prestate molta attenzione alle persone che decidete di seguire nel cammino, infinito, dell’essere trader; siate razionali, non emotivi. Seguite attentamente le persone che attirano la vostra attenzione, ponderate le loro parole ed i loro video prima di decidere di aprire il portafoglio. Io qualche spunto di riflessione spero di averlo dato.

In ballo ci sono i vostri soldi, abbiate memoria. E abbiate pazienza, la fretta di cominciare è forse l’errore più pericoloso: in Borsa non ci sono occasioni che si rischia di perdere; i mercati esistevano prima di noi e continueranno ad esistere anche dopo di noi. Non siate farraginosi.

Concludo con questa massima che Fabrizio Bocca mi raccontò quando mi avvicinai al mondo del trading sistematico. Si tratta di un breve scambio tra lui, quand’era ancora un novellino ed un trader esperto in età da pensione.

FABRIZIO: “come si fa a diventare un trader di successo?

TRADER: “allora, per 5 anni perdi; poi per 10 anni, se sei bravo, stai in pari. Se fai ancora trading dopo 20 anni, puoi avere delle chance di avercela fatta.”

Il lettore tragga le sue conclusioni oppure si dimentichi tutto quello che scritto.
Tanto, in questo settore, non c’è memoria…Tanto son sempre solo e tutte favolacce!

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Lo studio dei mercati è un cammino senza un punto di arrivo: l’ingenuità degli esordi si arricchisce, prima di consapevolezza e conoscenza, poi di confusione e complessità. Solo il ritorno alla semplicità degli inizi, impreziosita dall’esperienza vissuta, consente di proseguire il percorso, consapevoli di non poter sapere mai del tutto cosa sia giusto fare, ma con la certezza di aver capito cosa sia sbagliato.

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4 commenti su “FAVOLACCE”

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