Quando si effettuano i backtest di logiche che lavorano su mercato azionario, dobbiamo prestare grande attenzione ai costi (intesi come commissioni di intermediazione e slippage) che andiamo ad imputare.

Ragionare in termini lordi, come magari si è portati a fare in prima istanza sui futures (dove bene o o male si conosce quale sia l’average trade medio sostenibile per ciascuno strumento), può indurre a prendere lucciole per lanterne.

E quanto più l’operatività è frequente (mi riferisco quindi ad un approccio da trader, non da investitore), maggiore è l’importanza dei costi che consideramo.

Anche sui futures ci sarebbe molto da dire su come lo slippage possa variare secondo la tipologia di sistema e le sue modalità di ingresso, ma ora ci concentriamo su azionario.

Vediamo un esempio. Prendiamo una delle logiche storiche di Luca Ronzan, coniata attorno al 2006 e da sempre applicata al mercato azionario italiano. Si tratta di un trading system che lavora su time frame intraday e che porta le posizioni overnight, anche per diversi giorni.

Per sbizzarrirci lanciamo la logica sul paniere attuale del Nasdaq 100, sia per testarne la bontà su strumenti diversi da quelli per cui è nata, sia per avere un vasto numero di titoli azionari da analizzare. Il tutto senza considerare alcun costo.

Ipotizziamo lotti da 10.000$ per ciascun titolo e di lavorare i leva 1, utilizzando sempre lotti fissi senza reinvestimento degli utili.

Il grafico sottostante, elaborato da Portfolio Builder sulla base di uno screening ottenuto sfruttando il processo di Optimization API di TradeStation, che Fabio Esposti, brillante ingegnere informatico che ci sta dando una mano in queste analisi, ci mostra l’andamento del trading system sui 100 titoli del Nasdaq, dal 2005 ad oggi.

Quello che possiamo notare osservando il fascio di curve (figura a sinistra) è che nel complesso la logica tiene, dimostrando persistenza: alcune equity spiccano per persistenza rispetto all’insieme, ma comunque, anche quelle meno brillanti non sono così disastrose.

L’equity cumulata di portafoglio (figura a destra), ci ribadisce la sostanziale tenuta del sistema. Ovviamente non prestiamo attenzione al drawdown di portafoglio perchè questo è un semplice test per indagare la robustezza dell’idea, nulla di più (oltre al fatto che sarebbe folle pensare di tradare 100 titoli, tutti insieme con una stessa logica).

Bene, da questo primo test, sembra tutto molto incoraggiante, ma come diceva Mister Wolf in Pulp Fiction, “non è ancora il caso di…” (chi ha visto il film, sa come finisce la frase). Ricordiamoci sempre che questo backtest è al lordo di slippage e commissioni.

Dobbiamo dunque inserire i costi. Per quanto riguarda il mercato azionario italiano, anche grazie all’esperienza ventennale di real trading di Luca Ronzan siamo in grado di spaccare il capello sui costi, in quanto a precisione. Per quanto riguarda invece il mercato americano, ci rifacciamo sempre alla nostra reale esperienza, solo che questa volta è un’esperienza più recente, di circa tre anni di trading, ma intanto comincia ad essere una traccia affidabile su cui fare i conti.

Ebbene, per questo tipo di logica, il real trading ci suggerisce di imputare, per lotti da 10.000$, 30$ di costi round turn, che comprendono le commissioni di intermediazione e lo slippage.

Andiamo quindi ad analizzare come cambia il comportamento del trading system nello stesso periodo.

Questa volta notiamo come, pur mantenendo la sua persistenza, la logica dimostra di funzionare bene su meno titoli, mentre aumentano quelli con equity discendenti sotto lo zero. Anche l’equity di portafoglio è molto diversa da quella precedente: l’impatto dei costi ha rovinato quella bella salita costante quasi a 45 gradi, rendendo l’equity molto più nervosa e laterale.

Notiamo comunque che le curve che spiccano lo fanno da inizio analisi, facendoci capire subito che non è una logica che può funzionare su tutto, ma dove funziona continua a farlo fino ai giorni nostri. Noi cerchiamo persistenza, non una logica universale.

Per meglio evidenziare il concetto, nel grafico sottostante mostro le due equity di portafoglio, lorda (curva blu) e netta (curva gialla), direttamente a confronto.

Capite bene l’importanza dei costi quando si effettuano dei backtest sul mercato azionario. Se ragionare al lordo dei costi, è, a nostro avviso, sbagliato in linea generale, lo è ancora di più se dal mondo dei futures passiamo a quello dei titoli azionari.

Un’altra riflessione dovuta è che, su azionario, l’impatto dei costi è molto più severo di quello si registra sui futures. 30$ su un investimento di 10K, significa un impatto dello 0.30%, un’enormità se lo si confronta, ad esempio, con lo slippage sul future dell’oro o del petrolio, considerando però il reale valore del sottostante che si sta movimentando col future (dal momento che su azionario abbiamo stimato di lavorare a leva1).

Detto dell’importanza del computo dei costi e rilevata la robustezza della logica sul paniere del Nasdaq 100, proviamo a fare un piccolo passo in avanti. Proviamo a vedere come sfruttare queste informazioni per preparare un piccolo paniere azionario che sfrutta questa logica, sicuramente da inserire all’interno di un portafoglio ben diversificato.

L’unica soluzione è lavorare con un criterio rotazionale che, partendo dallo screening di 100 azioni, mi selezioni ogni anno n titoli che traderò per i successivi, circa, 200 giorni di borsa.

Ok, ma quanti titoli selezioniamo, ci si potrebbe chiedere. Non c’è una risposta univoca: abbiamo visto che la logica è robusta e tiene a livello generale, per cui il numero di titoli fa poca differenza; esso deve dipendere da come è composto il proprio portafoglio e dal peso che si ritiene di poter dare a questa logica.

Ipotizziamo di selezionare ogni anno 10 titoli, sempre investendo 10K su ognuno a lotto fisso e senza reinvestire gli utili. In pratica, prendiamo lo stesso paniere del backtest, precedentemente mostrato e con un proprietario criterio rotazionale e andiamo a selezionare ogni anno i 10 titoli, all’interno del paniere Nasdaq 100, su cui utilizzeremo questa logica. Ipotizziamo dunque un capitale globale di 100K e tralasciamo qualunque ragionamento su drawdown e capitale effettivamente necessario (in questa sede non puntiamo a scolpire un portafoglio fatto e finito, lo ribadisco; stiamo cercando di definire quella che potrebbe essere una componente da inserire all’interno di un portafoglio più grande e diversificato su cui poi riversare tutte le opportune analisi di rischio/rendimento)

Nella figura sottostante, il risultato, ovviamente al netto di costi.

Questa volta, direi che possiamo essere soddisfatti. Riassumendo: abbiamo preso una logica atavica delle nostre; l’abbiamo validata su un paniere diverso; l’abbiamo appesantita con costi realistici e ne abbiamo osservato la tenuta; con un criterio rotazionale abbiamo composto un piccolo paniere mobile che, all’interno di un portafoglio più grande e ben diversificato, lavori con questa logica.

C’è fitting in tutto questo? Bè, direi di no: la logica risale alla preistoria ed era nata per essere utilizzata su un altro mercato; i titoli da mettere in portafoglio sono scelti oggettivamente da un criterio rotazionale, senza che l’intervento umano sia tentato dal barare. Che cosa si vuole di più?

Bene, sperando che questo articolo possa essere interessante per il lettore, concludo con un monito.

Diffido qualunque lettore, che magari conoscendoci, abbia individuato la logica utilizzata per questi test, a correre a metterla a mercato sulle azioni del Nasdaq. L’articolo vuole dare un assaggio delle elucubrazioni (dal taglio pratico, eh, non tanto per filosofeggiare) con cui io e Luca trascorriamo le giornate, non vuole essere una sollecitazione all’investimento. La dinamica di questa strategia nel 2008 dovrebbe già da sola servire da monito in questo senso, assieme ad altre fasi di mercato come la finestra 2016-2018, nella quale notiamo a colpo d’occhio una maggiore difficoltà rispetto al semplice buy and hold.

Ricordate sempre che, come più volte specificato nell’articolo, queste analisi sono state fatte per definire una componente da inserire in un portafoglio più ampio e ben diversificato. A prescindere dalle size utilizzate, solo uno sprovveduto investirebbe esclusivamente in trading systems che operano sul mercato azionario. E gli sprovveduti, il mercato se li mangia…

Buon Trading.

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Lo studio dei mercati è un cammino senza un punto di arrivo: l’ingenuità degli esordi si arricchisce, prima di consapevolezza e conoscenza, poi di confusione e complessità. Solo il ritorno alla semplicità degli inizi, impreziosita dall’esperienza vissuta, consente di proseguire il percorso, consapevoli di non poter sapere mai del tutto cosa sia giusto fare, ma con la certezza di aver capito cosa sia sbagliato.

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