Premessa.

Le modalità con cui approcciare i mercati finanziari sono molteplici: il trading è un vestito che ci si cuce su misura, come sosteneva mio nonno.

Approcci discrezionali o sistematici? Analisi tecnica, fondamentale o intermarket? Trading sulle news o sulle stagionalità? Ottiche operative di breve periodo o di lungo? E poi su quali strumenti concentrasi? Trading o Investing?

Nessuno ha la risposta giusta, come nessuno possiede la sfera di cristallo. Non esiste una tecnica migliore rispetto ad un’altra perché qualunque sia il modo con cui si decide di affrontare i mercati finanziari, si parte sempre da una scelta soggettiva, il famoso vestito cucito addosso.

Fatta questa premessa, nel corso di questi quasi 20 anni vissuti sui mercati, ho però notato come l’opinione comune tenda ad accostare determinati approcci ad una determinata categoria da cui è difficile affrancarsi.

E così, il trading sistematico in particolare, viene spesso considerato un tipo di investimento speculativo, volto a cavalcare i mercati con misteriosi codici che lavorano in ottiche di breve periodo, quasi sempre su strumenti derivati, per sfruttare al massimo la leva finanziaria insita in loro e permettere performance stratosferiche con capitali ridotti. Certamente il trading sistematico è anche quello, ma non solo. Perché alla fine che cosa sono i trading systems?

Certamente il trading sistematico è anche quello, ma non solo.

Perché, in sostanza, che cosa sono i trading systems?

Sono strategie di investimento scritte in un determinato linguaggio di programmazione, tramite appositi software: questi consentono al trader di analizzare sul passato, tramite backtest, il comportamento e la bontà delle strategie, soffermandosi sul rapporto rischio/rendimento. Non ci sarà mai alcuna garanzia che idee funzionanti nel passato, continuino ad essere produttive nel futuro; tuttavia, l’analisi statistica effettuata, consentirà al trader di avere paletti precisi per valutare l’andamento delle strategie nel real trading, evitando così di “navigare alla cieca” e bruciare il conto.

E’ dunque facile intuire che se i trading systems altro non sono che strategie di investimento create dal trader, ebbene queste possono essere di svariata natura, sui più disparati strumenti e con le finalità più varie.

Con il trading sistematico e i suoi strumenti, possiamo quindi decidere se avere un approccio ai mercati più aggressivo o più conservativo.

Trading o Investing? Una via di mezzo…

Utilizzare il trading sistematico per collocarsi in una via di mezzo tra il trader e l’investitore, consente alcuni vantaggi, tra loro concatenati:

  • Utilizzare principalmente strumenti azionari e relegare la componente futures a copertura del portafoglio.
  • Calcolare opportunamente la leva finanziaria impiegata in modo da averne sempre il pieno controllo.
  • Avere un operatività a “bassa frequenza”, facilmente replicabile e sopportabile anche in fasi critiche di mercato.
  • Utilizzare strategie semplici, “ataviche”, con pochi filtri operativi e non cucite addosso ai singoli sottostanti, come spesso succedere quando si costruiscono trading systems su singolo futures, cadendo così nella trappola dell’over fitting.
  • Costruire portafogli basati su correlazioni mediamente stabili (azionario/obbligazionario, logiche trend following/reversal, operatività long/short, ottiche temporali di breve/medio termine).

Le conseguenze di un simile approccio sono:

  • Equity lines non particolarmente brillanti, se prese singolarmente, ma che, messe insieme, generano portafogli robusti, in grado di reggere la prova del tempo.
  • Lavorare su azionario con ottiche temporali miste (difficili da replicare esclusivamente con i futures), comporterà una compenetrazione tra posizioni aperte di medio periodo e posizioni chiuse di breve, addolcendo così l’open equity di portafoglio e rendendo più sopportabili le fasi si drawdown.
  • Rendere più realistiche le aspettative del trader: l’obbiettivo non è più generare performance da capogiro (quasi mai replicate nel real trading), ma puntare ad un rendimento costante prolungato, a rischio controllato e con un minimo impegno operativo.
  • Avere un struttura operativa non particolarmente complessa e facilmente gestibile anche dal trader/investitore meno smaliziato.

Quale mercato azionario aggredire?

Anche qui non c’è una risposta univoca. Torna a farsi sentire il discorso del vestito fatto su misura…

Certamente il mercato azionario americano è il mercato per eccellenza: grossi titoli, bias long di lungo periodo ineceppibile.

Tuttavia, chi scrive, per esperienza soggettiva, pur non disdegnando i panieri americani, è solito investire sopratutto sul mercato domestico, Borsa Italiana. Essenzialmente perché:

  • La leva finanziaria sui singoli titoli è mediamente più altra rispetto a quella offerta su altri mercati azionari. Leva media 1 a 5.
  • E’ un mercato storicamente molto volatile, ottimo per strategie multiday, costruite su time frame intraday.
  • Logiche short da sempre funzionali, ottime come copertura del portafoglio (su altri mercati sono più difficili da individuare, se non si ricorre ai futures).
  • Non si è soggetti al rischio cambio.
  • La tecnologia offerta da alcuni intermediari italiani è ormai all’avanguardia e consente un trading sistematico stabile a livello di struttura.
  • I rendimenti storici REALI (basati sulla nostra esperienza reale, non da backtest) sono molto elevati, pur considerando i costi legati al mercato italiano (commissioni di intermediazione alte, tobin tax, costo prestito titoli).
  • Le strategie create hanno comportamenti chiari e comprensibili, anche nelle fasi avverse e ad alta volatilità: questo rende meno pesante, psicologicamente, la sopportazione degli inevitabili periodi di drawdown.

Ma come si può estrarre valore da un mercato storicamente in difficoltà?

Ebbene, si può eccome, nonostante sia sotto gli occhi di tutti come, dal 2008 ad oggi, la nostra Borsa arranchi rispetto a quelle di altri Paesi.

Non dimentichiamo che il nostro approccio è una via di mezzo tra il trader e l’investitore; non siamo cassettisti, non abbiamo portafogli statitici che tengono in pancia titoli fino alla fine dei giorni. Si lavora con ottiche temporali miste, cercando di trarre vantaggio dalla volatilità, storicamente più alta, che caratterizza il nostro mercato.

A titolo esemplificativo, mostro, nell’immagine sottostante, il confronto tra l’andamento giornaliero del titolo Unicredit e l’equity line, netta da costi, di un trading systems creato nel 2008, che opera sia long che short, in ottica di medio periodo.
Le candele giapponesi esprimono le quotazioni di Unicredit, mentre la linea blu rappresenta l’equity line netta del sistema.

Unicredit VS Trading System

Come si può notare, il trading system è stato in grado di estrarre valore da un titolo con un trend profondamente ribassista, sfruttando la volatilità e piccoli trend secondari.

Nel prossimo articolo analizzeremo come sia possibile mettere in atto un approccio sistematico di questo tipo con…udite udite, un intermediario italiano!

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Lo studio dei mercati è un cammino senza un punto di arrivo: l’ingenuità degli esordi si arricchisce, prima di consapevolezza e conoscenza, poi di confusione e complessità. Solo il ritorno alla semplicità degli inizi, impreziosita dall’esperienza vissuta, consente di proseguire il percorso, consapevoli di non poter sapere mai del tutto cosa sia giusto fare, ma con la certezza di aver capito cosa sia sbagliato.

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